Una vecchia poesia della Befana

Sandra Consolaro, una assidua frequentatrice del gruppo, ci scrive cosí: “Questa é una poesia molto vecchia della Befana che mia mamma ha imparato da piccola e che ci ha sempre raccontato. Vi chiedo di pubblicarla nel sito per far sí che si possa trasmetterla così che non vada smarrita (visto che nessuno l’ha mai sentita). Grazie a Sandra, ora la vecchia poesia della sua mamma, é in rete a disposizione di tutti!

Questa è la notte della Befana,

 cuffietta nera, lunga sottana,

imbacuccata dentro lo scialle

porta la gerla dietro le spalle,

e nella gerla , quanti balocchi, 

mentre i bambini chiudono gli occhi,

 tutti contenti nei loro letti, 

nonna Befana gira pei tetti.

E ficca il naso dentro i camini,

 dove in attesa stanno i calzini.

Legge la lista dei bimbi buoni,

 e nella calza mette i suoi doni!

Ma se spesso fanno i capricci, 

niente pupetta dai biondi ricci,

 niente cavallo,

 niente pallone,

e nella calza mette carbone!

Questa è la notte della Befana,

cuffietta nera,

scialle di lana,

 per far contento ciascun bambino

corta e la notte

lungo il cammino!

3 pensieri su “Una vecchia poesia della Befana

  1. Ho 78 anni e mi ricordo a memoria la poesia che mi veniva detta attorno al 6 gennaio di tantissimi anni fa.
    Solo qualche irrilevante diversità, ma la poesia è proprio quella auentica della mia infanzia.
    Bellissimo ritrovarla su questo sito: l’avevo cercata per farne dono alla mia nipotina Nina in occasione dell’epifania; a lei piace collezionare anche i ricordi dei nonni!

    • Carissimo Nonno Franco,
      l’amore dei nonni sta anche nella magia di un racconto.
      Ricordo con chiarezza quando mio nonno teneva tra le ginocchia me da una parte e mia sorella gemella dall’altra per raccontarci le storie vissute in guerra.
      Erano attimi incredibili pieni d’amore.
      Sono felice che questo sito Le sia stato utile e La invito, se volesse, a scrivermi per inviarmi qualche Suo ricordo così potremo fissarlo per sempre e dedicarlo alla Sua nipotina.
      Buon principio d’anno e un grande abbraccio.
      Claudia di 800fiabe.it

  2. Carissima,
    bisognerebbe che ti raccontassi tutta la mia infanzia che adesso mi appare come una grande fiaba vissuta in un mondo irreale. Dagli spostamenti fatti da in piedi appoggiato sul “cannone da donna” della bici della Nonna Enrica verso una piccola e povera casa persa fra la campagna, a quando sperimentavo se era vero che i gatti sanno nuotare appena nati: ne misi uno assai piccolo in una grande catinella d’acqua per vederlo quasi affogare prima di recuperarlo bagnandomi tutto anch’io.
    Poi c’era la guerra e i bombardamenti . Io sentivo l’arrivo degli aerei molto prima di tutti gli altri ed allora gridavo sotto le nostre finestre: “Mamma, ci sono gli apparecchi!” E a quel grido tutti, dico tutti, scappavano al riparo: non ho mai sbagliato un avvertimento. Ed allora tutti mi ringraziavano con un “Bravo Franchino” o un altro nomignolo come “sulfanein”(fiammiferino) e mi lasciavano giocare con la cagnola del cortile che era uno dei desideri dei bimbi di allora.
    Ora tutto è diverso e nei rapporti con la mia nipotina racconto questi avvenimenti sotto forma di favole per farla addormentare, come ad esempio un giro in un bosco attorno ad una vecchia villa in cui incontro la ”mucca dalle corna d’oro” che va a passeggio con “Picchio Piripicchio” e “Meo Porcello” animali che incontravo realmente nel bosco della villa dove eravamo sfollati e li incontravo pure con timore, anche se oggi sono i personaggi dolci dei miei racconti a Nina. E Nina li ama.
    Mi fermo perché altrimenti non smetto più di raccontare anche a te le favole che sono invece della mia Ninetta!

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